L’IMPORTANZA DEL MICROCHIP ANCHE PER IL GATTO

07/01/2015
L’identificazione tramite microchip è una pratica utilissima, perché l’animale possa sempre essere riconosciuto, soprattutto nel caso di situazioni quali furto, smarrimento, ma anche per prevenire e monitorare la piaga dell’abbandono.
 
Al contrario dei cani, per i cui proprietari è un obbligo di legge, il microchip per i gatti non è obbligatorio, se non nel caso in cui si debba viaggiare con il micio, perché per richiedere il passaporto europeo per l’animale è necessario che sia dotato di un chip identificativo.
Da qualche anno, tuttavia, si sta cercando di estendere la pratica anche ai gatti d’affezione, perché anche loro possano godere di questa importante tutela.
 
Una scelta che potrebbe rivelarsi molto utile per ricondurre a casa con successo felini solitamente dediti alle scampagnate e alle passeggiate di quartiere.
 
Documentare l’appartenenza con un semplice chip indolore risolverebbe tutte le problematiche legate a smarrimenti e furti, limitando le cifre del randagismo e delle sempre più numerose colonie feline.
 
La presenza di un riconoscimento sottocutaneo faciliterebbe l’identificazione del felino attraverso la semplice lettura dello stesso, tramite l’attrezzatura apposita, per riconsegnare il gatto al legittimo proprietario, senza costringerlo a un soggiorno prolungato in gattile.
 
 
Cos’è il microchip e perché serve
 
Il microchip è un mini-circuito sottocutaneo della grandezza di un chicco di riso: si innesta sotto il primo strato di cute con il supporto di una siringa.
 
Una metodologia rapida e veloce che non comporta dolore e non richiede anestesia, non essendoci controindicazioni e tossicità.
 
Il chip è realizzato con materiali che non provocano reazioni allergiche e viene inserito tra le scapole dell’animale, anche se con il tempo potrebbe muoversi sottopelle, non arrecherà danni al vostro amico né andrà mai ad intaccare gli organi vitali.
 
Si può impiantare tra le cinque e otto settimane di vita, quando il micio avrà raggiunto una struttura fisica e un peso consono.
 
Ogni chip ha un suo codice identificativo di quindici cifre, che consente di individuare il paese di provenienza dell’animale – le prime tre cifre del codice – e i dati relativi al proprietario: numero di telefono, indirizzo di casa e il contatto di emergenza.
Indispensabile che questi elementi siano sempre aggiornati così da ricondurre prontamente l’animale in caso di necessità. Nel caso in cui il gatto dovesse cambiare proprietario bisognerà dichiararlo, affinché i dati del proprietario possano essere modificati nel registro ufficiale. Il codice identificativo sarà riportato anche nel libretto sanitario del gatto e l’animale sarà iscritto all’Anagrafe Nazionale Felina.
 
Il microchip non è un GPS, quindi è impossibile localizzare il gatto in caso di smarrimento, ma si tratta di un dispositivo sicuro, che non emette onde di alcun tipo e non genera segnali. Genera un segnale solo quando viene interrogato con l’apposito lettore, al fine di scoprire il codice identificativo dell’animale e di risalire al suo proprietario.
 
Le situazioni di vita che possono spingere il gatto a scappare sono tante, ad esempio la semplice voglia di esplorare il quartiere oppure la curiosità imposta dal periodo degli amori e accoppiamenti. Ma anche una fuga dettata dalla paura dal veterinario o da elementi di disturbo come cani, estranei, oppure dal caos di un trasloco o di una festa fin troppo animata, fino ai temibili botti di fine anno.
C’è anche un altro fenomeno da non sottovalutare: il furto di animali, purtroppo sempre più diffuso in Italia e che mette particolarmente a rischio le razze più costose: con il microchip sarà più facile identificare il proprio gatto e provare di esserne i veri padroni.
 
Qualsiasi sia il motivo per cui il gatto si sia allontanato da casa, la scelta di dotarlo di microchip potrebbe garantirne la salvezza e il ricongiungimento con la sua famiglia.
 
A cura dello staff di Mypetclinic Clinica Veterinaria  
 
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