Leishmaniosi: interessanti novità dalla Sardegna

03/08/2016

Una malattia che colpisce moltissimi cani, specialmente in alcune regioni d’Italia, è la leishmaniosi causata da 20 diverse specie di protozoi del genere Leishmania e trasmessa dalle punture di almeno 30 diverse specie di moscerini flebotomi.
 
La diffusione di questa malattia preoccupa moltissimo l’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha redatto un piano a livello internazionale per monitorarla.
 
La leishmaniosi riguarda soprattutto i cani, ma può colpire anche le persone, specialmente se immunodepressi a causa di un trapianto o affette da AIDS.
 
Questa malattia negli esseri umani si può manifestare in differenti forme accomunate da effetti devastanti:
·cutanea: è la tipologia più diffusa. Produce numerose lesioni dal viso fino alle gambe, lasciando sulla pelle delle cicatrici permanenti.
 
·cutanea diffusa: è molto simile alla tipologia precedente. L’unica evidente differenza è la presenza di lesioni molto più estese su tutto il corpo.
 
·mucocutanea: questa forma è caratterizzata dalla presenza di lesioni distruttive molto estese delle mucose del naso, della bocca e della cavità orale.
 
·viscerale: è la tipologia di leishmaniosi più grave (chiamata anche kala azar). I principali sintomi sono febbri irregolari ed improvvise, perdita di peso, epatosplenomegalia e anemia. Se non trattata immediatamente, la morte è praticamente certa.


La leishmaniosi è purtroppo diffusa in tutto il mondo (tranne in Oceania e in Antartide).
In Italia sono molte le regioni in cui la malattia è presente. Nel sud della Sardegna, ad esempio, ne è affetto quasi il 95% dei cani che sono il principale “serbatoio” per i protozoi responsabili della parassitosi.
 
Ma un’interessante notizia è stata annunciata da Giovanni Floris, professore ordinario di Biochimica e Biologia molecolare dell’Università di Cagliari, che ha coordinato un valido team di ricercatori fra cui la prof.ssa Rosaria Medda e i dott. Francesca Pintus, Delia Spanò e Silvia Massa.
 
I bravi ricercatori, grazie alla collaborazione dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale della Sardegna diretto da Manuele Liciardi, hanno isolato una molecola naturale che riduce del 95% la crescita e la moltiplicazione dei protozoi che causano la leishmaniosi. Nello specifico, sono state utilizzate proteine purificate dal lattice dell’Euphorbia characias, arbusto presente su tutto il territorio sardo.
 
Le ricerche degli scienziati cagliaritani danno speranze per il futuro.
Il lavoro è ancora in fase di sperimentazione, ma l’augurio è che porti presto a dei risultati effettivi sui nostri animali che, con la bella stagione, hanno il diritto di voler giocare all’aperto senza correre dei rischi per la loro salute.
 
Fonte: Microbiologia
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