Il gatto e le zoonosi

02/12/2014
Il gatto e le zoonosi

Il gatto e le zoonosi

Qualsiasi malattia infettiva o parassitaria degli animali che possa essere trasmessa all’uomo si chiama zoonosi. Quelle più importanti che il gatto può concorrere a trasmettere sono:
  1. rabbia
  2. toxoplasmosi
  3. malattia da graffio del gatto.
 Per le patologie cutanee (per esempio le micosi), basta seguire semplici regole d’igiene per evitare rischi di trasmissione.

Rabbia

La rabbia è una malattia virale che colpisce tutti gli animali a sangue caldo.
I segni nel gatto sono: irrequietezza e scialorrea (perdita di saliva dalla bocca) a causa di dolorosi crampi muscolari che non gli permettono di tenere la bocca chiusa e di bere (da qui il termine “idrofobia”).
In Italia è praticamente assente. Per evitare eccessivi allarmismi, è bene ricordare che un gatto con problemi dentali, infiammazioni gengivali, tonsillari o faringee, fratture mandibolari, avvelenamenti, presenta quasi sempre sintomi analoghi a quelli della rabbia che però, evidentemente, nulla hanno a che vedere con questa malattia.

Toxoplasmosi

La toxoplasmosi è unasupporto@ovh.itche si chiama Toxoplasma gondii e può colpire tutti gli animali, dal gatto al cavallo senza escludere neppure l’uomo, tuttavia è solo nel gatto che riesce a compiere il suo ciclo completo.
I mici possono infettarsi con il Toxoplasma ingerendo, sotto varie forme, carni crude. Successivamente, attraverso le feci, emettono le forme immature del parassita che non sono infettanti, ma che possono diventarlo solo se restano per più giorni a “maturare” nell’ambiente e trovano un accogliente substrato di terra e acqua. In caso contrario muoiono rapidamente senza creare alcun danno.
Se una donna non gravida si ammala di toxoplasmosi e possiede gli anticorpi atti a proteggerla, spesso la forma passa inosservata, ma restano gli anticorpi. Diverso è il caso delle donne in stato interessante: per tutte le gestanti è infatti consigliabile eseguire il test per verificare se sono immunizzate contro il Toxoplasma. Un’infezione pregressa lascia un’immunità permanente, senza alcun rischio per il feto, ma se la futura mamma non è immunizzata aumenta la probabilità di contrarre questa infezione che non dà problemi alla madre, ma può essere trasmessa al feto e danneggiarlo. Il rischio di toxoplasmosi materna durante la gravidanza è circa dell’11%, il rischio di trasmissione al feto del 33% e un feto colpito su dieci sviluppa danni importanti.
Per ridurre notevolmente il rischio di contagio durante la gravidanza è sufficiente seguire le raccomandazioni che ogni ginecologo è in grado di fornire alle proprie pazienti. Tra queste il gatto, come fonte di rischio, risulta essere fra le meno preoccupanti: basta evitare il contatto con le sue feci, usando dei guanti per cambiare la sua lettiera e alimentarlo con cibi cotti o industriali che sono pastorizzati. Non ha nessun senso allontanare il gatto di casa per tutta la durata della gravidanza e nemmeno eliminare i gatti del cortile.
Se comunque si vuole essere completamente tranquilli, sarà sufficiente richiedere al veterinario di fare un test specifico che permetterà di valutare se il nostro micio è, oppure no, portatore di toxoplasmosi. Se, come accade nella quasi totalità dei casi, è sano, dovremo evitare di farlo uscire per non correre il rischio che, cacciando piccole prede, il nostro amico possa ingerire carne cruda ed infettarsi.

Malattia da graffio del gatto

Ha preso questo nome perché è trasmessa dalle unghie del gatto, ma anche dalle schegge di legno o dalle spine delle rose. La malattia da graffio del gatto è dovuta alla presenza, sulla loro superficie, di un microrganismo (la bartonella) che entra a contatto con il nostro sangue e, se ci trova in condizioni immunitarie deboli, può riprodursi e provocare la patologia. I sintomi più evidenti nell’uomo sono una linfadenite, cioè un’infiammazione e un aumento di volume dei linfonodi, senso di malessere e febbre. È una malattia curabile con terapia antibiotica.

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Si ringrazia per i contenuti Giunti Editore - De Vecchi

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