Origini e storia del gatto

02/12/2014
Origini e storia del gatto
Un tempo i carnivori venivano considerati un sottordine del gruppo dei creodonti, estintosi nel tardo cretaceo. Oggi sembra accertato che la loro derivazione sia stata indipendente dal gruppo degli insettivori ancestrali e che fossero inizialmente rappresentati dalla famiglia dei miacidi del tardo paleocene ed eocene (Romer, 1968, e Hall, 1981). Il Miacis, vissuto circa 50 milioni di anni fa, aveva zampe corte e corpo allungato e assomigliava all’odierna donnola. Nei successivi 10 milioni di anni, si evolvettero le varie famiglie di carnivori, tra cui i primi felini.

I felini preistorici

Il Dinictis, come viene chiamato dai paleontologi, si ritiene avesse una taglia simile a quella della lince attuale (Lynx lynx), cervello di dimensioni ridotte e che fosse dotato di enormi canini che, in alcuni discendenti come lo Smilodon (meglio conosciuto come “tigre dai denti a sciabola”), vissuto nel pleistocene, assunsero proporzioni ancora maggiori.
Dinictis e Smilodon potrebbero, secondo alcuni autori, essere vissuti nella stessa epoca, derivando da un comune antenato non ancora identificato. Sicuramente i due – dei quali il Dinictis viene considerato il probabile antenato dei veri gatti – seminavano il terrore tra i branchi degli erbivori nordamericani. Lo studio dei crani ha messo in evidenza, rispetto ai moderni felini, la diversa tecnica adottata per azzannare la preda. Con un energico movimento del capo dall’alto verso il basso, trasformavano i canini superiori in una sorta di pugnali. La mandibola riusciva, nel frattempo, ad aprirsi enormemente, tanto che i denti inferiori potevano addirittura non toccare il collo della preda. Nei fossili è stata, inoltre, trovata traccia dei poderosi muscoli, inseriti tra cranio e collo, necessari per tale movimento. Nel miocene (da 26 a 7 milioni di anni fa), periodo in cui gli erbivori prosperavano, le tigri dai denti a sciabola si diffusero sempre di più e in Europa comparve fra gli altri il Machairodus, simile al moderno leone (Panthera leo), che emigrò in seguito anche in Africa e in America (pliocene). Verso la fine del pleistocene (circa 10 000 anni fa), in seguito alle quattro grandi glaciazioni, si ebbero imponenti migrazioni di molti erbivori in ambienti meno ostili e la loro lenta trasformazione, che portò inevitabilmente alla scomparsa di molti predatori, tra cui le tigri dai denti a sciabola.

I felini attuali

Oggi fanno parte dei carnivori fissipedi (in contrapposizione ai pinnipedi, cioè i carnivori dotati di pinne, come le foche) sette famiglie distribuite in tutto il mondo, eccetto Australia, Nuova Guinea, Nuova Zelanda, Antartico e molte isole oceaniche. Tra questi carnivori il più piccolo è la donnola (Mustela nivalis), il più grande l’orso grizzly. Ai felidi appartengono vari generi, la cui classificazione varia, in modo abbastanza significativo, da autore ad autore. Nella classificazione secondo Leyhausen, al genere Felis (Linnaeus, 1758) appartengono più specie, fra le quali però non compare il Felis cattus, cioè il gatto domestico, che viene incluso nel Felis silvestris. Seguendo la classificazione di Hemmer si hanno invece cinque specie: Felis nigripes, gatto dai piedi neri: distribuito in Namibia e Botswana; Felis margarita, gatto della sabbia: distribuito nelle zone desertiche del Marocco e del nord del Niger, fino all’Asia centrale e al Pakistan; Felis chaus, gatto della giungla: distribuito in Egitto, fino al delta del Volga, Sinkiang, Indocina e Sri Lanka; Felis bieti, gatto del deserto: si trova nella Mongolia del sud e nella Cina centrale; Felis silvestris, gatto selvatico. Questa specie include il Felis lybica oltre, naturalmente, al Felis cattus. Il gatto selvatico è presente in Europa, Cina e India centrale sia nelle zone di savana sia in quelle di foresta.

Leggende sull’origine dei gatti

Nelle diverse culture sono state ipotizzate varie origini del gatto. Secondo la mitologia greca, derivò da una lite tra Apollo e Artemide: Apollo, per intimidire la sorella, creò il leone e lei, per ridicolizzarlo, tramutò il ruggente mammifero in gatto. In base alle narrazioni turche, Noè ebbe serie preoccupazioni quando sull’arca i topi iniziarono a riprodursi troppo velocemente; egli allora, su consiglio del Signore, accarezzò tre volte il capo del leone che così starnutì dalle nari una coppia di gatti. Ma anche i gatti impensierirono Noè, a detta del canonico Raton (Traité de l’éducation des chats, 1828), perché rovinavano il legno dell’arca facendosi le unghie: per questo vennero relegati sul ponte superiore e iniziarono a detestare l’acqua.

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Si ringrazia per i contenuti Giunti Editore - De Vecchi

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