Il gatto oggi

02/12/2014
Il gatto oggi
Mai come oggi si scrive e si parla dei gatti, che sono protagonisti di fumetti, libri, film, musical, ricerche di mercato. Nel mondo occidentale si spendono grandi quantità di denaro per acquistarli, nutrirli, curarli, mantenerli sani, farli divertire. Molti poeti, scrittori, artisti, uomini politici hanno dichiarato il loro amore per i gatti. L’uomo di oggi è molto diverso da quello di migliaia di anni fa, impegnato nella lotta quotidiana per la sopravvivenza, cacciatore e raccoglitore, predatore e preda. Il gatto invece è rimasto sempre lo stesso, selvaggio cacciatore e contemporaneamente ospite coccolato nelle nostre case, che ci permette di rivivere memorie ancestrali pur nella comodità della nostra vita civilizzata. Attraverso la manipolazione genetica abbiamo modificato moltissimo i cani, i cavalli, i maiali, i polli, i pomodori, le fragole, il mais. Il gatto non ha subito cambiamenti radicali; anche se le varietà si sono moltiplicate negli ultimi decenni, con la realizzazione di mantelli assai differenziati nei colori, nelle tessiture e tipi somatici, rimane invariata la sua natura sostanziale, ancora molto simile a quella del gatto selvatico africano, il suo antico antenato. Una ragione della crescente popolarità del gatto come animale domestico va cercata nei cambiamenti del nostro stile di vita. Per secoli l’uomo ha considerato il cane un animale utile per la caccia e per la protezione della proprietà; il gatto non è stato di grande utilità finché l’uomo non si è dedicato alla coltivazione e alla conservazione delle vettovaglie. I primi segni di domesticazione del cane risalgono a 12 000 anni fa, quelli della domesticazione del gatto probabilmente a 6000 anni fa, anche se la maggior parte dei reperti è databile con sicurezza a circa 4000 anni fa. In quell’epoca il gatto cominciò a essere apprezzato per le sue doti di cacciatore nei confronti dei roditori. Ancora oggi nelle fattorie di tutto il mondo i gatti svolgono il loro compito di uccisori di nocivi, anche se ormai il loro ruolo principale è quello di animali d’affezione. In questo senso, vi sono due ragioni principali che inducono le persone a preferire il gatto come animale da compagnia. Una prima ragione è di ordine organizzativo e pratico: la maggior parte della gente vive in piccoli appartamenti, in condomini di città o, i più fortunati, in villette di quartieri residenziali; inoltre il lavoro tiene le persone fuori di casa per quasi tutta la giornata. Quindi sia la situazione abitativa sia i ritmi della vita lavorativa e la mancanza di tempo rendono spesso complicato convivere con un cane, mentre non ci sono controindicazioni, nelle stesse condizioni, alla convivenza con un gatto, soprattutto se vive in casa. Il gatto è fantasticamente adattabile, può condividere senza problemi la vita del suo padrone in un piccolo appartamento di città, in un lussuoso palazzo, in una cascina, in un clima caldo oppure freddo, e tollera di essere lasciato solo anche per molte ore, assai più di un cane. Una seconda ragione è legata alle esigenze affettive, diverse nel corso della vita, e alle quali il gatto risponde sempre con dolcezza e riservatezza. Da bambini, abbiamo bisogno di qualcuno con cui confidarci, che ci ascolti con discrezione. Da adulti, non sempre abbiamo la possibilità, o la voglia, di crearci una famiglia, come nucleo di affetti. Nella mezza età, spesso siamo soverchiati dalle richieste dell’ambiente di lavoro e della famiglia, che lasciano ben poco tempo per noi stessi. Da anziani, ci possiamo sentire molto soli. Il gatto ci ascolta senza giudicarci, ci vuole bene per sempre, può realmente cambiare in meglio la nostra vita, con un investimento di tempo e denaro relativamente piccolo.

I pregiudizi sul gatto

La popolarità e il successo del gatto come animale d’affezione sarebbero ancora maggiori se tuttora non sussistessero alcuni pregiudizi nei suoi confronti, che nascono spesso dall’assurda e impropria comparazione con il cane. Molti tendono a considerare il gatto un animale freddo e indifferente, che ci sta vicino solo per il cibo e la protezione che la nostra casa gli può offrire. Certamente il gatto ci considera affettivamente dal suo punto di vista. Il cibo che gli procuriamo gli piace, così come il tepore delle nostre case, le cucce comode per dormire e i giochi per divertirsi. È del tutto naturale. Ma il gatto ci considera la sua famiglia e lo dimostrain tanti modi. Ci porta le prede che cattura, ci “impasta” con le zampe mentre fa le fusa, trattandoci come se fossimo la sua mamma. Quando gioca con noi, ci considera come un fratello di cucciolata. Quando ci “bacia”, ci tratta come se fossimo un suo cucciolo. Nello stesso tempo, però, il gatto ha bisogno dei suoi momenti di solitudine, per pensare, meditare, sognare… forse di noi, o della sua prossima preda, o del buon cibo che gusterà, o del gioco che farà. Chi vive con un gatto sa quanto sincero e costante possa essere il suo amore. Spesso i detrattori dei gatti portano come argomento a loro favore il fatto che i gatti si avvicinano più facilmente a chi non li ama, dimostrando così di essere indifferenti all’affetto. La verità è che i gatti, davanti agli estranei, mostrano una fisiologica e salutare diffidenza apparendo spaventati da un approccio troppo diretto; si avvicinano, paradossalmente, con più facilità a persone che mostrano indifferenza nei loro confronti. Tuttavia nel giro di pochi minuti il gatto sa riconoscere chi ha un vero “feeling” con lui e non tarda a cercare la sua compagnia. Un altro pregiudizio recita che “i gatti amano più i luoghi che le persone”. In realtà il gatto è un animale molto territoriale, tanto che “marca” la sua zona con l’urina e con la “graffiatura” di tronchi d’albero, mobili, oggetti di casa. Ma nello stesso modo “marca” anche il padrone, strofinando le guance sulle sue gambe, sul suo viso, sulle sue mani, per definire la sua proprietà su di lui. Il gatto ama il suo padrone almeno tanto quanto il suo territorio. Essendo un animale abitudinario, ha bisogno semplicemente di un certo tempo per adattarsi a un nuovo ambiente, senza per questo amare di meno il suo “umano”. Alla luce di quanto detto, quando si deve traslocare è necessario tenere presente che questa situazione per il gatto rappresenta uno stress e che bisogna affrontare il cambiamento di ambiente con pazienza e sensibilità.

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Si ringrazia per i contenuti Giunti Editore - De Vecchi

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