I 5 sensi del gatto

02/12/2014
I 5 sensi del gatto
Nel gatto i sensi sono particolarmente importanti e per questo sono molto più sviluppati di quelli di altri mammiferi.

La vista

Sono stati proprio gli occhi a rendere il gatto uno tra gli animali più affascinanti e leggendari. Il brillare notturno di questi “fanali”, magari in contrasto con la pelliccia nera, suscita sicuramente rispetto. La riflessione è dovuta al tapetum lucidum, membrana di fondo del globo oculare, che agisce un po’ come uno specchio, in quanto rinvia i raggi di luce non assorbiti dalla retina alle cellule retiniche stesse, ampliandone così l’intensità. Curiosa è la forma della pupilla che, in base alle condizioni di illuminazione, può passare da una stretta fessura verticale a un cerchio quando è completamente dilatata. Risulta chiaro che maggiore è il foro pupillare più raggi luminosi possono attraversarlo, ma visto l’ampliamento interno d’intensità, una luce forte infastidisce il gatto che allora chiude quasi completamente a fessura la pupilla. Se vengono inoltre socchiuse le palpebre il passaggio per la luce rimane limitatissimo. Per attenuare al massimo l’abbaglio può essere utilizzata una terza palpebra, detta membrana nittitante, utile anche per proteggere e pulire l’occhio. Le cellule nervose visive principali sono i coni e i bastoncelli: mentre i primi servono per definire l’immagine e distinguere i colori, i secondi sono sensibili alla luminosità; nel gatto il rapporto è di un cono ogni venti bastoncelli. Tutte le caratteristiche denotano senza dubbio l’adattamento alla caccia notturna, dove la captazione anche di un flebile raggio di luce è fondamentale. Neanche i gatti, comunque, riescono a vedere nell’oscurità completa, anche se possono ugualmente muoversi date le elevate capacità tattili. È ovvio però che la scarsa presenza di coni e una pupilla molto dilatata, che cioè non concentra i raggi visivi, vanno a scapito di una perfetta definizione dell’immagine oltre che dei colori. I gatti comunque, data la loro conformazione cranica, possiedono una definizione piuttosto elevata rispetto ad altri animali e anche rispetto ai cani, questo perché sono dotati di una visione binoculare abbastanza efficiente. La visione binoculare o stereoscopica è data dalla sovrapposizione dello spettro visivo di entrambi gli occhi: in parole semplici, comprende ciò che possiamo vedere contemporaneamente con gli occhi e permette di valutare perfettamente le distanze. Inoltre, a un predatore serve un buon campo visivo per poter spaziare nell’orizzonte a caccia di prede: il campo visivo è dato dalla somma delle visioni dei due occhi. Ci sono differenze anche elevate nelle diverse specie: l’uomo ha un campo visivo di 210° circa, il gatto di 280° e il cane di 270°; la visione binoculare è, invece, di 180° nell’uomo, ma scende a 130° nel gatto e diviene ancora più bassa nel cane, soprattutto se ha il muso allungato.

Ma come vede un gatto?

Una delle differenze tra uomo e micio sta nel diverso modo di captare le luci. Quelle al neon, per esempio, vengono percepite dal gatto come una serie di lampi. Un’altra differenza sta nella diversa capacità di vedere al buio, perché nella tonaca interna oculare di tutti i felini c’è una grande area riflettente, il tappeto lucido, che è invece totalmente assente nell’uomo. Questo è il motivo per cui l’occhio del gatto, al buio, risulta fluorescente. La pupilla, inoltre, può dilatarsi così ampiamente da far sì che di notte la sua vista sia paragonabile a quella degli animali notturni, vale a dire cinque volte superiore a quella umana. I coni retinici del gatto sono tricromatici, per cui dovrebbe vedere i colori blu, verde e rosso. Pare, però, anche se non è dimostrato, che non riesca a distinguere bene il verde, mentre percepisce bene blu e rosso e anche la scala dei grigi. Segue distintamente una preda in movimento, ma, se la preda è immobile, il gatto può anche non notarla. L’acutezza visiva invece è maggiore nell’uomo che nel gatto, così come la capacità di accomodazione della vista, che nei mici è addirittura condizionata dall’ambiente. Si è visto infatti che i gatti che vivono all’aperto vedono meglio da vicino, mentre quelli di casa vedono meglio da lontano.

L’udito

Nei mammiferi i suoni vengono captati dal padiglione auricolare, da qui giungono all’orecchio medio, dove il timpano e i tre ossicini dell’udito (martello, incudine e staffa) lo amplificano, infine all’organo del Corti, situato nell’orecchio interno, nel quale le vibrazioni vengono trasformate in impulsi nervosi da inviare all’encefalo. Nel gatto, i padiglioni auricolari sono ben sviluppati e capaci di direzionarsi in base alla fonte sonora, in modo da percepire e localizzare anche un minimo brusio. Rispetto per esempio a quello umano, l’udito del gatto risulta assai fine essendo in grado di captare molti più suoni. Nelle note basse, cioè fino a 2000 hertz, i due uditi a confronto sono praticamente identici, ma mentre l’uomo giunge a percepire suoni fino a 4000/5000 hertz in media (si raggiungono raramente i 20 000 hertz soprattutto nei bambini) i gatti arrivano a 40 000 hertz e alcuni addirittura a 60 000. Ciò significa che gradiscono le tonalità alte, quelle che del resto hanno i miagolii. Taluni affermano che questa sia la ragione per cui i gatti sembrano avere un maggior feeling con le donne, che hanno in genere la voce acuta.

Il gusto

Come tutti i mammiferi, anche il gatto ha nel cavo orale e sulla lingua le cellule gustative che gli permettono, attraverso cinque tipi di recettori, di riconoscere cinque gusti. Dolce. Pur percependolo, il gatto non reagisce al gusto dolce, anzi ha un rifiuto verso di esso e pare, addirittura, che certi edulcoranti li percepisca come amari. Amaro. La percezione dell’amaro è invece molto forte per il gatto ed è per questo che riesce a evitare l’ingestione di sostanze tossiche, essendo il loro gusto spesso amarognolo. Acido. È sicuramente il sapore che i mici prediligono in modo particolare. Salato. Si tratta di una percezione complessa e non si sa ancora bene quanto il gatto riesca a quantificarla. Umami. Questo gusto è stato scoperto da un ricercatore giapponese (umami significa saporito). Corrisponde al sapore di glutammato e si evidenzia grazie alla capacità del gatto (ma anche dell’uomo) di riconoscere alcune molecole, come il glutammato, la guanosina e l’inosina, presenti in natura in molti alimenti ricchi di proteine di cui anche i gatti si nutrono.

L’olfatto

È sicuramente uno dei sensi più sviluppati in questi felini, in quanto viene utilizzato sia per procacciarsi il cibo sia per i segnali inter e soprattutto intraspecifici. Si tratta del primo senso utilizzato alla nascita: è infatti l’odorato che guida il micino alle poppate iniziali. Le cellule olfattive non si trovano solo nel naso. A volte è possibile vedere il gatto aspirare a bocca aperta: questa operazione permette alle molecole odorose di giungere – attraverso due orifizi palatali posti dietro agli incisivi superiori – a una sorta di sacca, detta organo di Jacobson. Presente nei rettili e in molti carnivori ma non nell’uomo, questa struttura percepisce sensazioni olfattive e gustative che trasmette poi all’encefalo. Sembra, inoltre, che proprio tramite quest’organo i gatti siano in grado di immagazzinare i diversi odori, associandoli per altro alle diverse sensazioni tra cui anche gli stimoli sessuali odorosi.

Il tatto

Poco utilizzato dall’uomo, che predilige la vista, nel gatto risulta molto importante per gli spostamenti al buio. Molti sono i recettori tattili nel micio, a cominciare dalle vibrisse. Si tratta di peli differenziati e innervati che servono per sentire e orientarsi: sono posti sul muso a livello di baffi, guance, mento, sopracciglia e sulla parte posteriore dei carpi. Anche i cuscinetti sono provvisti di meccanocettori che permettono al gatto di percepire le più piccole vibrazioni e che utilizza sapientemente nella caccia, nel gioco e nella manipolazione del cibo.

I riflessi principali

L'EQUILIBRIO

È una caratteristica tipica basata sulla percezione assoluta e costante anche se inconscia, che i gatti hanno della posizione della loro testa nello spazio. Tutto ciò grazie alla struttura dell’orecchio interno (apparato vestibolare) e al raffinato lavoro che compiono in sinergia i recettori tendinei e muscolari, i quali mandano le informazioni al cervello che a sua volta è pronto a correggere rapidamente il movimento per mantenere l’equilibrio. Questo sistema è sempre attivo, tranne che nei pochi momenti di sonno profondo.

IL RIFLESSO DI RADDRIZZAMENTO

Perché il gatto cade sempre in piedi? Per l’azione combinata di occhi e apparato vestibolare. Questa azione, unita alla possibilità di ampio movimento degli arti anteriori e a una colonna vertebrale mobile in cui ogni osso è collegato all’altro in modo piuttosto libero, fa sì che il micio che cade da un altezza di uno o due piani riporti scarsi danni cadendo appunto in piedi per quello che si chiama riflesso di raddrizzamento. Quando un gatto cade, i suoi occhi e l’apparato vestibolare informano rapidamente il cervello sulla posizione della testa rispetto al suolo. Immediatamente il cervello reagisce permettendo ai muscoli del collo di girare la testa nella direzione della caduta; in un secondo momento anche il resto del corpo segue l’andamento della testa utilizzando anche la coda per neutralizzare l’iniziale perdita di equilibrio e assume così una posizione adeguata prima dell’atterraggio, usando le zampe anteriori come molle per assorbire l’urto e impedire danni agli organi interni.

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Si ringrazia per i contenuti Giunti Editore - De Vecchi

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