Il gatto e il comportamento nei confronti del cibo

02/12/2014
Il gatto e il comportamento nei confronti del cibo

Il gatto e il comportamento nei confronti del cibo

La perdita di appetito e di peso da parte del gatto può causare preoccupazione nel proprietario, ma è un fenomeno normale se non è troppo persistente o accompagnato da segni di malattia.
I gatti guadagnano e perdono peso in cicli che durano alcuni mesi, regolando spontaneamente l’introduzione di cibo per mantenere un peso corporeo più basso. I gatti mangiano “per calorie”: per esempio, se vi è un aumento del contenuto di acqua nel loro cibo in scatola, i gatti richiedono una maggior quantità di cibo, in modo da raggiungere l’apporto calorico cui sono abituati. Aumenta quindi anche l’introduzione totale di acqua, cosa che può essere vantaggiosa in alcune situazioni cliniche, come nel caso di certe patologie del tratto urinario.
L’introduzione di cibo diminuisce nella stagione calda e aumenta in quella fredda: è un riflesso del comportamento di termoregolazione. Quando hanno libero accesso al cibo, di giorno come di notte, i gatti suddividono la loro alimentazione in molti piccoli pasti, fino a dodici nelle ventiquattro ore (anche se si potrebbe pensare che questo schema alimentare non sia naturale, perché un carnivoro dovrebbe assumere grandi pasti a intervalli poco frequenti, non c’è nessuna controindicazione).
Il contenuto calorico di un pasto dovrebbe corrispondere approssimativamente a quello di un topo, infatti un gatto selvatico con una buona abilità di cacciatore dovrebbe catturare facilmente dodici topi, o tre ratti, ogni giorno.

L’obesità

Tra i comportamenti alimentari sbagliati, la sovralimentazione comporta un risultato molto comune anche tra i gatti quando l’eccessiva introduzione di energia non viene smaltita da un consumo corrispondente: l’obesità (vedi capitolo sull’alimentazione). I soggetti più a rischio sono quelli castrati e che vivono in appartamento, che praticano una vita molto sedentaria e sono spesso attratti dall’eccessiva appetibilità dei cibi domestici. La soluzione migliore, oltre al controllo della somministrazione del cibo, è dare al gatto la possibilità di fare movimento, lasciandolo correre su e giù dalle scale e permettendogli anche di fare delle perlustrazioni all’aperto per aiutarlo a mantenere un peso corporeo normale.

L’ingestione dell’erba gatta

La “Nepeta Cataria”, comunemente conosciuta come erba gatta, viene ingerita dai gatti e stimola un comportamento (rotolamento del corpo e strofinamento della testa) simile a quello assunto durante il periodo dell’estro, ma non è accertato se contenga sostanze che scatenano comportamenti di tipo sessuale o se semplicemente sia un induttore di piacere non specifico.
La nepeta contiene un componente, il nepetolactone, simile a una sostanza presente nell’urina di stallone, cui sono sensibili tutti i gatti, anche i maschi, e soprattutto le gatte in estro. L’erba gatta stimola anche comportamenti di gioco e combattimento simulato ma, per esempio, non induce l’esibizione dei genitali femminili, la vocalizzazione o altre posture proprie dell’accoppiamento. I gatti in estro, inoltre, non scuotono la testa come fanno quelli che hanno ingerito l’erba gatta e, tra l’altro, i maschi reagiscono all’erba nello stesso modo delle femmine.

L’inappetenza de gatto

È risaputo che i gatti sono mangiatori schizzinosi, il che comporta una notevole importanza dell’appetibilità del cibo nella loro alimentazione. La maggior parte preferisce le novità nella dieta piuttosto che i cibi già conosciuti, come è ben noto alle aziende che producono cibi per gatti. Se un nuovo alimento non si dimostra più gustoso di quello usuale, dopo pochi giorni il gatto vorrà tornare alla vecchia dieta.
L’inappetenza si può trasformare in un problema clinico molto più complesso e ai limiti dell’anoressia. È molto comune nei gatti ospedalizzati, situazione in cui un soggetto leggermente malato può compromettere seriamente la sua salute rifiutandosi di mangiare. Anche se si può intervenire con l’alimentazione forzata attraverso un sondino intragastrico, è sicuramente molto meglio riuscire a ripristinare un’alimentazione volontaria, anche perché il cibo assunto normalmente attraverso la bocca stimola la secrezione gastrica e intestinale molto di più che il cibo introdotto direttamente nello stomaco con il sondino.

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Si ringrazia per i contenuti Giunti Editore - De Vecchi

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