Il comportamento del gatto

02/12/2014
Il comportamento del gatto

Il comportamento del gatto

 Il gatto è fondamentalmente un predatore e il suo comportamento nei confronti delle altre specie è quello tipico del cacciatore.
 
Le sue prede principali sono i piccoli roditori, gli uccelli e, in alcuni ambienti, anche i pesci, che però solitamente evita di mangiare, perché crudi contengono un enzima che distrugge la tiamina, un aminoacido essenziale per la sua salute. Pesci, lucertole e insetti vengono cacciati e catturati dal gatto probabilmente per puroesercizio” e per istinto.
Non è necessariamente la fame, infatti, a spingerlo all’attività predatoria, ed è noto a tutti i proprietari di gatti che anche il micio più pasciuto scatta come una molla in presenza di una possibile preda, per poi catturarla e giocarci, magari consegnandola infine, ancora viva, come omaggio al suo amato “umano”.
Per quanto riguarda gli animali che, per pericolosità o dimensioni, non sono preda naturale del gatto, il suo approccio può essere di schiva prudenza, di amicizia (quando il contesto lo consente) o, in caso di necessità (per esempio una madre che senta minacciati i cuccioli), di grande coraggio che non di rado gli consente di fronteggiare, anche vittoriosamente, aggressori ben più grandi e forti di lui.

L’attività e il riposo del gatto

I gatti hanno la caratteristica di manifestare brevi “esplosioni” di attività (una o due ore in totale, distribuite nell’arco delle ventiquattro ore) e maggiormente durante le ore diurne. I gatti costretti in gabbia e che vengono studiati in laboratorio trascorrono dieci ore al giorno dormendo. Di solito il sonno senza sogni dura tre volte di più di quello con sogni.
I gatti di campagna, che vivono in cascina, passano approssimativamente il 40% del loro tempo dormendo, soprattutto durante la notte. Il resto del tempo è diviso in vario modo tra riposo (20%), caccia (8%, che però varia da gatto a gatto), toelettatura (8%), spostamenti (22%) e nutrizione (2%).

L’aggressività predatoria del gatto 

La postura furtiva che assume un felino quando manifesta aggressività predatoria è l’opposto della postura “alta” ed eretta che il gatto assume quando manifesta aggressività territoriale o sessuale.
Il gatto in caccia muove il corpo il più vicino possibile al suolo. Piano piano si avvicina alla sua preda sfruttando ogni riparo naturale per nascondersi. Più si avvicina furtivamente alla preda, più avanza lentamente. Quasi sempre indugia un attimo prima di balzare all’attacco, solo la punta della coda si muove lievemente mentre il corpo è appiattito in attesa.
Alcuni gatti producono un suono che sembra un cinguettio, specialmente se sono separati dalla preda da una finestra. Di solito due o tre balzi veloci consentono al cacciatore di raggiungere la sua vittima e quando l’ha catturata, quasi sempre non la uccide subito, ma ci gioca, scuotendola, lanciandola in aria, rilasciandola per poi riprenderla; sembra quasi fiero e consapevole della propria superiorità e da questo comportamento deriva l’espressione “giocare come il gatto con il topo”.

Gli strumenti impiegati dai gatti

Gli strumenti che il gatto ha a disposizione per cacciare sono fondamentalmente un corpo e degli organi di senso estremamente efficienti. Lo strumento che il gatto utilizza di più nella fase di esplorazione è l’udito, particolarmente sensibile grazie anche alla forma e alla grande mobilità dei padiglioni auricolari. Avvertita la presenza della preda, il gatto la punta con gli occhi, seguendola mentre si muove. Quando la preda è ferma ed è molto vicina, la messa a fuoco non è più così efficiente, e il gatto localizza la sua vittima con il tatto, esercitato attraverso le vibrisse e i recettori della bocca.
È evidente che per la cattura della preda è fondamentale l’agilità del corpo che consente al gatto di correre, scattare e camminare silenziosissimo, con un controllo estremo dell’apparato muscolare.
L’olfatto è invece utilizzato poco: a differenza di quanto fa il cane, il gatto annusa la preda solo a distanze molto ravvicinate. I denti sono lo strumento fondamentale di caccia. Sono 30, con la disposizione tipica dei carnivori. Gli incisivi sono molto piccoli e servono quasi solo per la pulizia del pelo; i canini sono grandi, adatti a uccidere scardinando le vertebre del collo della preda e ledendo il midollo spinale. Alla loro base hanno molte terminazioni nervose che sono di aiuto per individuare il punto adatto per sferrare il morso letale. La masticazione viene realizzata in parte attraverso i cosiddetti denti ferini, le zanne, costituite dall’ultimo premolare superiore e dal primo molare inferiore che, chiudendosi a forbice, riducono il boccone in pezzi.
Un altro strumento fondamentale di difesa e offesa è costituito dagli artigli, affilati come rasoi. Quando il gatto cammina, gli artigli non toccano terra perché sono in posizione retratta e solo i cuscinetti plantari sono a contatto con il terreno. Gli artigli vengono estratti, oltre che nelle situazioni in cui è necessario attaccare o difendersi, anche per arrampicarsi e per marcare il territorio.

L’educazione del gatto

L’aggressività predatoria non è facile da suscitare in gatti ai quali non è stato insegnato a cacciare. I cuccioli cresciuti con una madre che ha ucciso le prede in loro presenza uccideranno alla prima occasione; i cuccioli cresciuti da soli lo fanno raramente e con maggiori difficoltà.
È evidente che i cuccioli imparano a dirigere gli schemi innati di comportamento predatorio verso qualsiasi oggetto la madre procuri loro. La madre di solito non permette semplicemente ai cuccioli di mangiare la preda, ma la lascia andare e poi la cattura di nuovo, stimolandoli alla caccia. Se i piccoli tentano di afferrare o mangiare la preda, la madre compete con loro, in questo modo vengono addestrati alla caccia, imparando sia dall’osservazione sia dalla partecipazione diretta.
I tipi di preda procurati dalla madre possono influenzare la gamma di specie predate che essi cercheranno anche da adulti.
Una caratteristica comportamentale, che potrebbe essere considerata crudele da molte persone, è la propensione dei gatti a giocare con la preda, prima e dopo la sua morte. Un gatto cattura un topo, poi lo lascia andare e lo cattura di nuovo. Quando il topo è morto, il gatto lo può lanciare in aria con le zampe per balzargli poi sopra. La funzione precisa di questo comportamento è sconosciuta: può stimolare l’appetito o, forse, riflettere un comportamento “esibizionistico”. I gatti veramente affamati giocano raramente con le loro prede, ma le consumano rapidamente dopo averle uccise in pochi secondi, non appena hanno recuperato le forze dopo il loro sforzo predatorio.
 

RIPRODUZIONE RISERVATA

Si ringrazia per i contenuti Giunti Editore - De Vecchi

Comments powered by Disqus
Top