Il comportamento dei cuccioli di gatto

02/12/2014
Il comportamento dei cuccioli di gatto

Il comportamento dei cuccioli di gatto

 Sin dai primi giorni di vita, passando per lo svezzamento un gattino sano deve tenere certi comportamenti ben precisi per crescere bene; vediamo quali.

I primi giorni di vita

Per localizzare la madre, i gattini neonati avvertono il calore generato dal suo corpo e la sua mobilità. Una volta che sono in contatto con lei, i cuccioli, che sono ciechi e sordi, si affidano al loro odorato e, in maggior misura, alle sensazioni tattili, per localizzare i capezzoli. Generalmente, la maggior parte dei gattini è in grado di succhiare entro una o due ore dalla nascita.
I micini si spostano trascinandosi sulle zampe anteriori e “remando” con le deboli zampe posteriori. Mentre avanzano, muovono a destra e sinistra la testa e quando finalmente arrivano al capezzolo, buttano indietro la testa e poi si slanciano in avanti con la bocca aperta, assicurandosi la presa. La madre agevola il raggiungimento della regione mammaria da parte dei piccoli sistemandosi in modo adeguato.
Dal secondo giorno di vita, nella maggior parte delle cucciolate si stabilisce un “ordine di poppata”, che viene poi quasi sempre rispettato. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è sempre il gattino più grosso che si assicura il capezzolo migliore, per posizione e per produzione di latte. Una volta che sono state stabilite le precedenze, i gattini si servono della presenza dei fratelli accanto a loro per trovare la strada verso il “loro” capezzolo, anche se talvolta sono di ostacolo l’uno all’altro, piuttosto che di aiuto, nell’avanzamento verso le mammelle.
Con le zampette anteriori i gattini massaggiano la regione mammaria della madre per sollecitare il flusso del latte, con un movimento tipico di “impasto”. Questo movimento delle zampe è caratteristico dei gatti e persiste anche nell’età adulta. Probabilmente è di per sé piacevole, o riflette una situazione gratificante, come per esempio stare comodo e sicuro nel grembo del proprio padrone facendosi accarezzare dolcemente.
 
Il periodo dell’allattamento dei gattini si può distinguere in tre stadi.
  • Il primo stadio comprende le prime due settimane di vita, nelle quali è la madre che prende l’iniziativa di allattare i piccoli.
  • Il secondo stadio comprende la terza settimana di vita, nella quale l’iniziativa è sia della madre sia dei piccoli.
  • Nel terzo stadio (la quarta settimana), sono i gattini che prendono l’iniziativa.
 Probabilmente nelle prime fasi l’allattamento costituisce un momento di piacere tattile per la madre. Dalla terza settimana, man mano che i cuccioli crescono e le loro pretese diventano sempre più insistenti, la gatta incomincia a scoraggiare i tentativi di attaccarsi ai capezzoli per succhiare allontanandosi da loro. Le gatte adottano anche la tecnica di leccare energicamente i cuccioli impedendo così loro di succhiare.
Il comportamento di “recupero” dei cuccioli di gatto, poi, è molto diverso da quello dei cani: la gatta recupera i suoi cuccioli in risposta a indizi uditivi, piuttosto che visivi. Più un gattino emette vocalizzi, più facilmente la madre è in grado di raggiungerlo e di solito la madre solleva il piccolo prendendolo per la collottola, ma talvolta essa afferra tutta la pelle sul cranio o anche l’intera testa.

Anomalie del comportamento materno

Ci sono poche anomalie nel comportamento materno dei gatti, come è dimostrato dal pressante problema della riproduzione dei gatti, molto prolifici ovunque.
Talvolta però una madre può rifiutare la sua cucciolata, ma ciò avviene molto meno frequentemente che in altre specie. Raramente si verifica il cannibalismo da parte della madre, che può avvenire durante il parto o subito dopo. Una gatta senza esperienza mangia normalmente la placenta e il cordone ombelicale, ma talvolta non capisce quando deve fermarsi e, in modo accidentale, può mangiare anche il cucciolo.
È stato osservato che uno stallone uccide dei cuccioli molto raramente (di solito non si tratta di figli suoi).
Quando sono presenti più gatte può capitare che si prendono cura reciprocamente dei loro cuccioli e li allevino in comune. Un aspetto interessante collegato a questa abitudine si può notare quando una gatta di recente sterilizzata “rapisce” i piccoli di un’altra gatta che vive nella stessa casa per accudirli (inconveniente che può essere facilmente risolto trasferendo la madre con i gattini in una stanza separata). Il comportamento materno è indipendente dagli ormoni ovarici e può essere stimolato da un forte abbassamento dei livelli di estrogeni e progesterone, che si verifica dopo la sterilizzazione così come dopo il parto.
In presenza di gattini orfani, invece, dato che i micini imparano a socializzare quasi esclusivamente da cuccioli, dovrebbero essere sistemati nella cucciolata di una gatta che sta allattando. L’allattamento artificiale può infatti supplire alle esigenze nutrizionali di un gattino, ma non a quelle di carattere sociale.

La socializzazione

Il periodo critico per la socializzazione dei gatti è tra le due e le cinque settimane di vita, quindi solitamente prima che la maggior parte dei piccoli venga accolta nelle case dei futuri proprietari. E’ dunque particolarmente importante che i gattini vengano manipolati dall’uomo da quando aprono gli occhi fino a quando sono adottati.
I gattini di una cucciolata nata in una tana inaccessibile per le persone, quando verranno avvicinati da esseri umani, soffieranno con atteggiamento diffidente già all’età di due o tre settimane, mentre i cuccioli della stessa madre, nati e allevati in un contesto con possibilità di interagire con l’uomo, non reagiranno con tanta difficoltà di apprendimento.
Lo svezzamento ha modalità diverse in base all’età del gattino: quelli svezzati a due giorni di vita e poi nutriti con un poppatoio possono piangere anche per una settimana, mentre se vengono accarezzati sempre nel loro primo mese di vita, anche se separati dalla madre (benchè fino a quel momento si siano nutriti solo con il suo latte) non avranno la stessa paura. 
Un gatto che non ha mai avuto la possibilità di giocare da cucciolo con altri gattini non sarà in grado, da adulto, di rispondere in modo appropriato ai segnali di gioco. I gattini hanno un corredo genetico adeguato perché si formino le connessioni neurologiche volte a sviluppare un comportamento sociale, ma le complesse connessioni necessarie per il gioco possono formarsi solo se un gatto ha avuto le appropriate esperienze durante il suo periodo “critico” da cucciolo.

Il sonno

Nei cuccioli le fasi del sonno si modificano nel corso dello sviluppo. Il tempo in cui i gattini stanno svegli rimane uguale man mano che crescono, ma la quantità di sonno REM, quello caratterizzato da contrazioni muscolari e dalla presenza di sogni, diminuisce a favore di quello senza sogni. I cicli del sonno sono molto più brevi nei cuccioli che nei gatti adulti.

Lo sviluppo neurologico

Lo sviluppo neurologico di un cucciolo è rivelato dal suo sviluppo locomotorio. All’inizio il gattino si trascina con le zampe anteriori, ma successivamente le zampe posteriori si rafforzano e aumentano i movimenti di spinta.
Gli occhi si aprono tra il sesto e il dodicesimo giorno di vita, il riflesso di orientamento che gli fa voltare il capo in risposta a stimoli uditivi si sviluppa uno o due giorni prima. Man mano che i gattini crescono, diventano sempre più capaci di ritrovare la strada per la cuccia: dopo che hanno aperto gli occhi, i micini utilizzano anche gli stimoli visivi, mentre prima utilizzavano solo quelli olfattivi.
 
La vista aumenta enormemente tra la seconda e la decima settimana. Per esempio, i gatti adulti (così come i cani) reagiscono alla visione di una silhouette di un animale della loro specie come se si trattasse di un animale vero: apparentemente sono spaventati e rizzano il pelo quando l’immagine viene loro mostrata la prima volta. I gattini di cinque settimane non reagiscono affatto, quelli di sei settimane reagiscono poco, mentre a otto settimane reagiscono come gli adulti.
I cuccioli possono emettere poi ultrasuoni percepibili dalla madre. Se molto piccoli, sono meno attivi e vocalizzano con minor intensità e frequenza quando sono posti su una superficie tiepida, ma l’effetto calmante dello stimolo termico si perde dopo la prima settimana. Un gattino lasciato solo piange con circa quattro strilli al minuto a tre settimane di vita, se è più grande piange meno. La risposta alla costrizione fisica rimane uguale nel corso dello sviluppo (cinque strilli al minuto).
 

RIPRODUZIONE RISERVATA

Si ringrazia per i contenuti Giunti Editore - De Vecchi

Comments powered by Disqus
Top