Comunicazione fra gatti

02/12/2014
Comunicazione fra gatti

La comunicazione fra gatti

I gatti hanno un’organizzazione sociale molto fluida. Quando le fonti di cibo sono molto disperse sul territorio, come per esempio in un’isola abitata da uccelli che nidificano a terra, i gatti sono solitari; ma quando il cibo è abbondante e immagazzinato in un solo posto, come in una cascina, i gatti sono molto “sociali”.
Di solito vivono in gruppi composti da un maschio e parecchie femmine imparentate tra loro.
I gatti si strofinano e si toelettano reciprocamente e possono condividere l’allevamento dei cuccioli, mentre è solitamente difficile che accettino l’arrivo di un altro gatto adulto nel gruppo. In un ambiente rurale, i gatti controllano territori che possono arrivare a 1,2 ettari per ogni femmina e 12 ettari per ogni maschio. In città la densità è così alta che ci possono essere dieci gatti per meno di mezzo ettaro. In generale, il territorio di un maschio dominante racchiude e comprende i territori delle femmine.
 
Sebbene il maschio non cacci nei territori delle femmine, egli respingerà gli altri maschi.
I gatti possono condividere un’area centrale generale, ma la maggior parte delle loro attività e la loro caccia si svolgono entro confini territoriali esclusivi. L’esplorazione dell’area di loro competenza e la marcatura ripetuta sono azioni necessarie per mantenere questa esclusività.
I gatti che condividono lo stesso ambiente possono “spartirsi” le varie aree di una casa: il territorio di uno può comprendere il primo piano, quello dell’altro il secondo piano. Talvolta due gatti che appartengono a una persona si alleano per attaccare un altro gatto che appartiene a un’altra persona che convive nella stessa abitazione.
Ricordate inoltre che l’introduzione di nuovi gatti in casa può sconvolgere l’ordine gerarchico e innescare un comportamento di “marcatura” con spruzzi di urina diffusi in ogni angolo.
 
Oltre all’aggressività predatoria che si esplica al di fuori del gruppo sociale, il gatto può manifestare un’aggressività intraspecifica con finalità diverse, spesso non ben distinte, in funzione sociale, sessuale o territoriale.

L’aggressività sociale

Quando due gatti si avvicinano tra loro con intenti aggressivi, camminano sulle punte delle zampe, agitano lentamente le code all’altezza dei garretti, girano il muso da una parte, ma si fissano direttamente negli occhi. I loro atteggiamenti minacciosi possono essere sufficienti perché uno dei due, quello subordinato, si intimidisca e si dia alla fuga.
Tra due rivali che non vogliono cedere, probabilmente si arriverà invece allo scontro. I due camminano cautamente uno dietro l’altro, poi uno scatta all’improvviso, cercando di prendere alla nuca il rivale che immediatamente si gira sul dorso per proteggersi. I due avversari giacciono a terra, pancia a pancia, miagolano, si artigliano e si mordono reciprocamente. Poi, uno dei due, di solito quello che ha iniziato l’attacco, si libera dalla presa dell’altro e assume nuovamente una postura di difesa, o di attacco, oppure può cedere e correre via. Usualmente il vincitore insegue lo sconfitto che si dà alla fuga.
Quando vivono insieme nello stesso ambiente, i gatti costituiscono tra loro una gerarchia basata su principi di dominanza. Quando un gatto si rotola a terra non lo fa solo per manifestare eccitazione e disponibilità sessuale durante il rituale di corteggiamento, può anche essere un’azione dimostrativa di un gatto non dominante o semplicemente giovane (è come se il gatto dicesse al suo interlocutore: “vedi, sono come un cucciolo giocherellone…” oppure: “vedi, sono come una femmina in calore”). Comunque, anche nella convivenza, le attività aggressive persistono.

L’aggressività sessuale e territoriale

L’aggressività di un gatto diretta verso il partner sessuale è visibile chiaramente quando lo stallone morde la nuca della femmina prima di montarla. Probabilmente il maschio la sta “mettendo alla prova”, perché solo una femmina in pieno estro si sottometterebbe a un simile trattamento.
Immediatamente dopo il coito, la femmina può girarsi verso il maschio, soffiare, e allungare gli artigli verso di lui. Le baruffe tra maschi che competono per una femmina in calore sono comunque le lotte intraspecifiche più comuni, e sono molto frequenti e violente
L’affollamento che si verifica nell’ambiente urbano crea molte dispute territoriali, con combattimenti tra maschi che costituiscono un vero problema: molti gatti maschi vengono ripetutamente portati dal veterinario per essere curati per le ferite e gli ascessi da morsi o graffi.

La castrazione

La castrazione è un metodo largamente impiegato per modificare il comportamento sessuale nei gatti maschi. Se viene compiuta nel periodo che precede la pubertà (prima dei sei mesi di età), generalmente elimina ogni comportamento di tipo sessuale. Alcuni proprietari obiettano che ciò rende troppo “femminile” il gatto, e preferiscono rimandare la castrazione a quando il gatto ha dodici o quattordici mesi, o dopo il primo grave incidente causato da un combattimento.
La castrazione è efficace per ridurre o eliminare i combattimenti, il vagabondaggio e la marcatura del territorio. Però il 10% circa dei gatti castrati continua a mantenere questi comportamenti. Questi fallimenti sono probabilmente dovuti ai comportamenti appresi e alle precedenti esperienze sessuali del gatto, inoltre i proprietari dovrebbero limitare l’accesso all’aperto dei loro maschi castrati anche dopo l’operazione, finché non sia venuto meno il loro interesse per le femmine.
La castrazione consente di eliminare il vagabondaggio e i conseguenti combattimenti a scopo sessuale, anche se la scomparsa di questi comportamenti indesiderati non si verifica sempre (gli insuccessi ammontano a circa il 10%). 

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Si ringrazia per i contenuti Giunti Editore - De Vecchi

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