Malattie virali

02/12/2014
Malattie virali

Malattie di tipo batterico del cane

Il cane può essere affetto da malattie di tipo virale come:
  • Cimurro
  • Parvovirosi
  • Rabbia
  • Epatite virale
  • Herpes virus
  • Coronavirus
I sintomi e le conseguenze sono differenti, impariamo quindi insieme come riconoscerle e come comportarci in presenza di queste malattie del cane.


Cimurro

Il cimurro è una malattia infettiva contagiosa pericolosa per il cane e diffusa in tutto il mondo. La causa scatenante è un paramixovirus e la sua trasmissione avviene per via aerogena tramite le secrezioni dell’animale infetto. L’infezione si stabilisce nelle prime vie respiratorie interessando in particolar modo le tonsille, da questa sede il virus si diffonde in vari organi tramite il circolo sanguigno (“fase di viremia”).
 
Il cane mostra i primi sintomi del cimurro manifestando svogliatezza, scarso appetito, rialzo termico (febbre) oltre i 40 °C. Poiché il virus del cimurro può localizzarsi in diversi distretti tissutali, può maniferstarsi sotto diverse forme:
  • forma respiratoria,
  • forma intestinale,
  • forma nervosa.
La forma respiratoria di cimurro è generalmente la più frequente. Il cane, oltre ai sintomi citati in precedenza, manifesta tosse, prima secca e stizzosa e di seguito umida con catarro, scolo nasale, congiuntivite con fotofobia (non riesce a sopportare la luce). L’interessamento delle vie respiratorie può aggravarsi ulteriormente con lo sviluppo di infezioni batteriche secondarie con il conseguente instaurarsi di broncopolmonite.
 
Nella forma intestinale il cimurro interessa l’apparato gastroenterico ed è caratterizzato da vomito, diarrea con feci liquide, a volte anche emorragiche. Inoltre in questa situazione lo stato di salute dell’animale può ulteriormente debilitarsi per la concomitante presenza di parassiti intestinali o di batteri con lo sviluppo di enteriti batteriche secondarie.
 
Prima che il cimurro coinvolga il sistema nervoso, il virus ha già provocato una delle due forme sopra citate. In questa forma non è possibile tracciare un ordine cronologico degli eventi patologici, perché le lesioni, e quindi le manifestazioni, variano in funzione della sede nervosa interessata dal virus. In particolare se c’è un coinvolgimento del sistema nervoso centrale i sintomi sono rappresentati da alterazioni del comportamento, convulsioni, iperattività, contrazioni spasmodiche muscolari. Se è coinvolto il nervo ottico può comparire cecità, se invece è interessato il midollo spinale si osservano disturbi nella deambulazione con movimenti irregolari e scoordinati come se il soggetto fosse ubriaco. Inoltre può esserci la paralisi flaccida di un arto o di tutti gli arti e, nelle forme croniche, atrofia dei muscoli dovuta al loro non utilizzo. Comunque sia, quando l’infezione interessa il sistema nervoso centrale o periferico, la salute del nostro amico a 4 zampe è in serio pericolo e, in caso di superamento della malattia, rimangono delle lesioni nervose. Si può verificare, in associazione alle tre forme, un interessamento cutaneo con eruzioni tipiche sulle cosce o sull’addome e, nelle forme a decorso più lungo, ipercheratosi (ossia aumento dello spessore dello strato corneo dell’epidermide) a carico dei cuscinetti plantari e del tartufo.
 
Bisogna subito chiarire che non esiste una terapia antivirale specifica per combattere il cimurro. Sarà il medico veterinario a prescrivere le adeguate cure valutando di volta in volta la gravità della sintomatologia. Le misure igienicosanitarie nella terapia del cimurro sono della massima importanza come in tutte le infezioni di natura virale. Il padrone che curerà un cane affetto da cimurro dovrà controllare i sintomi clinici e sostenere l’animale, mentre le infezioni batteriche secondarie di solito si possono combattere con una terapia antibatterica appropriata anche se molto importante è la prevenzione.
 
Dato che il cimurro è una malattia virale che colpisce con una certa frequenza i cuccioli, si consiglia la profilassi vaccinale, che deve essere effettuata sotto controllo medico. I cuccioli di età superiore ai 2 mesi, cioè alla fine della copertura immunitaria materna, sono recettivi al virus: quindi è opportuno intervenire con la vaccinazione già dal secondo mese di vita.
 

Parvovirosi

La parvovirosi è la gastroenterite infettiva del cane, una malattia virale. Colpisce l’animale a qualsiasi età, ma è pericolosa negli animali giovani, dove può provocare una forma gastroenterica o miocardica con esito mortale. La principale fonte d’infezione sono le feci contaminate che ne permette la diffusione rapida da cane a cane attraverso il contatto di materiale infetto. In seguito all’ingestione del virus, la sua replicazione avviene a livello del tessuto linfoide dell’orofaringe alla quale segue una marcata viremia.
 
Avvenuta la fase di moltiplicazione e diffusione del virus, si completa il quadro clinico della patologia, in alcuni casi si assiste alla comparsa della diarrea, ma normalmente, nella manifestazione classica, il primo segno è un vomito schiumoso. Successivamente, a questa fase faranno seguito attacchi di dissenteria con emissione di feci di consistenza pastosa o liquida di colorito grigiastro e, nei casi più gravi, striate di sangue.
L’animale, in preda a dolori addominali, rifiuterà il cibo (anoressia), cercherà spesso e volentieri di abbeverarsi, sarà soggetto ad attacchi di vomito, diventerà apatico. Contemporaneamente a queste manifestazioni, il cane presenterà ipertermia, ipotermia e, nei casi acuti, grave disidratazione. L’esito della parvovirosi può essere fatale nel giro di poche ore (24/48), di vitale importanza è la tempestività, da parte del proprietario, nel recarsi presso uno studio veterinario per avere modo di combattere questa grave malattia con ogni mezzo possibile.
Negli animali giovani, di età inferiore alle 8 settimane, il virus può indurre anche una forma miocardica che porta alla morte del cane senza che agli occhi del proprietario siano visibili i segni classici della malattia. Nei casi a più lungo decorso si può notare difficoltà respiratoria e cianosi delle mucose prima che avvenga il decesso. Queste gravi forme miocardiche sono ora meno frequenti specialmente se le madri sono state opportunamente vaccinate.
 
È consigliabile l’uso di antiemetici, antidiarroici e antibiotici, per via parenterale e, nelle situazioni che lo richiedono, l’impiego di soluzioni reidratanti e di sostegno per via endovenosa.
 
La vaccinazione riveste un’importanza fondamentale nella prevenzione della parvovirosi, infatti, fino a quando il cane non ha completato il piano vaccinale di base, è sconsigliato portarlo in luoghi frequentati da altri cani per evitare il contagio della malattia, in quanto nei soggetti adulti si può instaurare una forma asintomatica che è causa di diffusione del virus nell’ambiente. Consigliamo, inoltre, di lasciar passare un periodo di tempo di 3 o 4 mesi prima di prendere un altro cane, in quanto il virus della parvovirosi si mantiene vitale nell’ambiente per lungo tempo.
 

Rabbia

La rabbia è una zoonosi sostenuta da un virus appartenente alla famiglia dei Rabdovirus, genere Lyssavirus. Esistono due cicli epidemiologici della rabbia: uno urbano e uno silvestre. Il ciclo epidemologico urbano della rabbia vede il cane come principale serbatoio infettivo in Africa, Asia e in America del Sud, dove la presenza di animali randagi è notevole. Il ciclo silvestre della rabbia è predominante in Europa e in America del Nord e vede coinvolte diverse specie selvatiche, in particolare in Europa è spesso coinvolta la volpe.
Spesso i due cicli si intersecano, ovvero la volpe o altro animale infetto entra in contatto con il cane che accompagna l’uomo a caccia o in passeggiata nei boschi. Successivamente, al suo ritorno in città, può capitare che il cane morsichi altri cani o altri animali e l’uomo stesso, trasmettendo la malattia.
La trasmissione avviene non solo tramite morsicature, ma anche a seguito del contatto con la saliva di animali infetti sia domestici che selvatici, quindi tramite ferite, graffi, leccamento di cute non integra e di mucose.
La malattia ha un periodo di incubazione che va dai 10 ai 180 giorni (nell’uomo dai 15 ai 365 giorni), in relazione alla quantità di virus nel sito di inoculazione, dalla sede e dalla gravità del lesione cutanea. Il virus nella prima fase si moltiplica nel tessuto muscolare, se non sono presenti anticorpi. Da qui, attraverso i nervi periferici, il virus della rabbia raggiunge il sistema nervoso centrale, quindi compaiono i sintomi dovuti alla grave encefalite virale. Dal sistema nervoso centrale, poi, il virus raggiunge le ghiandole salivari e quindi la saliva diventa infettante.
 
Nella fase iniziale l’animale infetto può presentare una sintomatologia generica non strettamente neurologica: è ansioso, irritabile o depresso. Seguono i segni neurologici quali perdita del senso dell’orientamento, vagabondaggio, iperattività e cambiamenti nel comportamento tanto che animali mansueti possono diventare aggressivi. La paralisi dei masseteri e della faringe provoca alterazione della “voce” e determina la perdita di saliva dalla bocca. L’epilogo della malattia è caratterizzato da una progressiva paralisi della muscolatura, fino ad arrivare al coma e alla morte. Nella maggior parte dei casi, nel cane compare la forma “furiosa”, più raramente la rabbia si presenta solo nella forma paralitica, caratterizzata dalla comparsa di disturbi motori e dalla incapacità di abbaiare, senza manifestazioni di aggressività.
 
È importante il ruolo del proprietario del cane, che vivendo a continuo contatto con esso diventa un elemento importante per la sorveglianza e la prevenzione di questa gravissima malattia che può avere esito mortale anche nell’uomo.
 
L’evoluzione della malattia è rapidamente mortale dalla comparsa della sintomatologia nervosa. Un animale sospettato di essere rabido viene posto sotto osservazione, in isolamento per almeno 10 giorni, sotto controllo del servizio veterinario della Asl competente per territorio. Essa si occuperà di monitorare il cane e di sottoporlo a ulteriori – e obbligatori – accertamenti diagnostici una volta sopraggiunto il decesso.
 
Per combattere la rabbia è particolarmente importante la profilassi vaccinale a scopo preventivo da ripetere annualmente. Vi sono Paesi confinanti con l’Italia e pure regioni italiane non più indenni da rabbia (Friuli Venezia Giulia e Veneto dal 2008), in ogni caso, prima di effettuare qualsiasi spostamento con il proprio cane è consigliabile informarsi sullo stato sanitario della regione o Stato dove si andrà, in quanto potrebbe essere richiesta la vaccinazione obbligatoria per la rabbia (attestata da un veterinario ufficiale e segnalata sul passaporto del cane).
 

Epatite virale

Causata da un Adenovirus CAV1, l’epatite virale nel cane è altamente contagiosa e si trasmette attraverso l’urina, le feci, la saliva provenienti da animali infetti oppure anche per semplice contatto con materiali e strumenti infetti in virtù della notevole resistenza del virus nell’ambiente esterno. Alcuni animali che hanno superato la malattia possono diffondere il virus anche per sei mesi dopo l’infezione.
Il virus dell’epatite virale penetra nell’animale attraverso il cavo orale, dove inizialmente si localizza a livello di cripte tonsillari; da qui, attraverso il sangue (fase di viremia), si porta a livello di fegato e reni, sicché urine e feci risultano infette.
I cani di tutte le età possono essere colpiti dalle epatite virale, ma anche questa patologia si diffonde più facilmente tra i cuccioli, dove compare nella forma più grave.
 
La forma iperacuta epatite virale  si registra nei cuccioli dove spesso si ha la morte senza alcun segno premonitore. Quando compaiono sintomi, il primo è l’ipertermia (febbre fino a 40 °C) che perdura qualche giorno a seconda dei soggetti, accompagnata da apatia, anoressia, sete aumentata, congiuntivite, scolo nasale e oculare, a volte dolorabilità addominale. Si possono osservare arrossamenti o emorragia della mucosa buccale e ingrossamento delle tonsille. Il vomito può comparire e nei casi a più lungo decorso c’è edema sottocutaneo a carico della testa e del collo. I soggetti che superano la malattia faticano a recuperare peso e possono presentare un opacamento della cornea (caratterizzato dalla colorazione bluastra dell’occhio) che poi scompare.
 
La terapia varia in funzione della gravità della malattia. Come per tutte le infezioni virali, si prescrivono all’animale delle cure sintomatiche di sostegno associate a farmaci per evitare l’instaurarsi di infezioni secondarie.
 
Va evitato il contatto con soggetti infetti. Esistono vaccini appositi per l’epatite virale e la vaccinazione è possibile a partire già dai 2 mesi d’età con richiamo annuale.
 

Tracheobronchite infettiva o tosse dei canili

La tracheobronchite infettiva è una malattia dell’albero respiratorio del cane caratterizzata da tosse, febbre e anoressia, fino allo sviluppo di una polmonite causata da agenti batterici di irruzione secondaria. Per la tosse dei canili non si parla di un unico agente causale poiché essa può essere generata da più virus quali: Paramyxoviridae, Adenovirus CAV2, virus della parainfluenza canina.
Su questo terreno già infettato vengono successivamente a impiantarsi alcune forme batteriche tra cui la Bordetella bronchiseptica e infezioni da micoplasmi. La tosse dei canili è diffusa soprattutto nei luoghi dove più animali, anche di diversa età, convivono in cattive condizioni igieniche. Queste condizioni possono essere riscontrate nei negozi, nei canili, nelle pensioni e nei centri di addestramento, anche perché lo stress subito dagli animali favorisce lo sviluppo dell’infezione. La principale fonte di contagio sono le particelle aerosoliche infette emesse attraverso i colpi di tosse.
 
Il cane manifesta un lieve rialzo termico con tosse secca, aspra, in accessi parossistici, facilmente evocabile con il movimento o con una leggera compressione della laringe e/o trachea. Quando subentrano complicazioni batteriche secondarie, la tosse diventa grassa per la produzione di catarro. Il decorso della malattia può durare fino a 23 settimane.
 
Il cane affetto da tracheobronchite infettiva va trattato con delle preparazioni volte a combattere le infezioni batteriche e a favorire la fluidificazione dell’espettorato. È importante tenere il nostro amico a 4 zampe in un luogo caldo, asciutto, pulito e ben areato. Inoltre va assicurata sempre acqua fresca a disposizione e va curata in modo particolare l’alimentazione, che deve essere facilmente digeribile.
 
Non si devono introdurre animali infetti in luoghi di ritrovo e vanno utilizzati complessi vaccinali specifici per questo tipo di infezione.
 

Herpes virus

L’herpes virus è responsabile di un’infezione a carattere mortale nei cuccioli di cane, di una vaginite vescicolare nella cagna e, a volte, di aborti. I cuccioli sono più sensibili a partire dalla prima settimana fino al primo mese di vita: quelli colpiti dall’infezione appaiono depressi, non si alimentano e piangono costantemente e la morte può sopraggiungere nel giro di 24 ore.
La trasmissione del virus può avvenire nell’utero, durante la gestazione o nel passaggio dal canale vaginale oppure per contatto diretto con animali adulti che fungono da portatori sani. Il virus si moltiplica nella mucosa nasale, nelle tonsille e poi l’infezione si diffonde in tutto l’organismo, causando la morte delle cellule in più nei polmoni, reni, fegato ed intestino.
 
Attualmente non esistono in commercio delle preparazioni farmaceutiche che ne permettano un controllo. Si consiglia di eseguire ripetuti lavaggi antisettici delle vie genitali durante la gravidanza e curare con attenzione le condizioni igieniche dopo la nascita della cucciolata. Il virus infatti è molto sensibile ai solventi liquidi e a molti disinfettanti.
 

Coronavirus

Il coronavirus è causa di una forma di gastroenterite nel cane.
Si tratta di una patologia solitamente sporadica che però può avere esiti epidemici dove c’è una presenza numerosa di animali: canili, ma anche allevamenti, scuole di addestramento ecc..
Il veicolo infettivo è costituito dalle feci di animali infetti oppure cani guariti e portatori sani: il coronavirus può essere presente nelle loro feci anche per diversi mesi. Potenzialmente i cani di tutte le età possono esserne colpiti, anche se i cuccioli sono più facilmente predisposti.
I primi sintomi compaiono a partire già dal giorno successivo al contagio fino a 3 giorni dopo: il soggetto infetto presenta anoressia, abbattimento, vomito, diarrea o feci molli e maleodoranti, ricche di muco gialloverdastro o arancione, a volte emorragiche. La diarrea può durare anche per un mese con conseguente disidratazione e dimagramento del cane.
 
L’infezione da coronavirus può avere esiti mortali a seconda della gravità e intensità della sintomatologia, benchè solitamente il decorso mortale riguardi i cuccioli. Nel caso la madre sia vaccinata, i cuccioli sono immuni almeno per il primo mese di vita.
 
In caso di coronavirus, la terapia medica di sostegno è volta a combattere la disidratazione e il dimagramento del cane, oltre a prevenire l’insorgenza di infezioni secondarie batteriche e non.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Si ringrazia per i contenuti Giunti Editore - De Vecchi

Comments powered by Disqus
Top