Il parto

02/12/2014
Il parto

Il parto nel cane

Il parto è un momento davvero unico, nel cane come per gli esseri umani. Al termine della gravidanza, prima che giunga il momento è meglio preparare la cassetta da parto con asciugamani di cotone fissati bene sul fondo, evitando cuscini e stracci: in questo modo non verranno strappati e non si creeranno problemi igienici essendo sostituibili quotidianamente. In questo modo si evita anche il rischio che la cagna, raspando e muovendosi spesso per trovare la posizione più comoda, finisca per creare pericolosi aggrovigliamenti col rischio di imprigionare e soffocare fra le pieghe uno o più cuccioli.

 

I segnali del parto imminente

 

Un paio di giorni prima del parto, la femmina del cane avrà dato i segnali dell’imminenza dell’evento raspando il terreno, agitandosi oltremisura, non mangiando o vomitando il cibo. Sarà inquieta, cercherà il buio e la solitudine per “fare il nido”.
La sua temperatura corporea, misurata per via rettale col termometro, sarà scesa notevolmente sotto la norma, che è di 38,5-39 °C, fino verso i 37 °C. Sarà possibile osservare anche un leggero scolo vaginale.
Il parto avviene quasi sempre con facilità se la cagna sarà lasciata tranquilla e sola, seppure sorvegliata discretamente dalla persona alla quale è più affezionata. A volte si può osservare, già prima della comparsa delle spinte, la rottura delle acque: da questo momento alla comparsa delle spinte non devono passare più di 30-40 minuti.

 

La nascita dei cuccioli di cane

 

Dopo alcune forti spinte, il primo cucciolo verrà espulso ancora avvolto nella membrana che la cagna stessa si affretterà a lacerare con i denti, recidendo anche il cordone ombelicale. Quasi subito dopo espellerà la placenta e ingoierà tutto lasciando il posto perfettamente pulito. È giusto che ingoi la placenta, che ha grande importanza nel favorire la montata lattea. Al primo cucciolo seguiranno, a intervalli più o meno brevi, tutti gli altri che possono nascere indifferentemente sia in presentazione cefalica sia in presentazione podalica.
Se la madre non dovesse accudire i neonati si dovrà provvedere a liberarli dalle membrane che li avvolgono operando con le mani perfettamente lavate. Non va tagliato immediatamente il cordone ombelicale, ma occorre attendere un paio di minuti dalla nascita per lasciare al cucciolo la possibilità di ricevere tutto il sangue refluo della placenta. Per il taglio del cordone, che va fatto a 2-3 cm dall’addome previa legatura con un filo, sarà bene usare forbici disinfettate.
Successivamente si dovrà aprire delicatamente la bocca del cucciolo per liberarlo dal muco, tenendolo a testa in giù e anche scuotendolo con una certa energia per favorire l’inizio della respirazione. Se questa tardasse sarà il caso di massaggiare il neonato sull’addome e sul torace delicatamente e mantenerlo al caldo. In questo semplice modo si recuperano cuccioli apparentemente già morti.

 

La durata del parto del cane

 

Il parto può durare 3 o 4 ore per essere considerato perfettamente normale; ma se dopo il primo o il secondo cucciolo sono trascorse 2 o 3 ore senza che la cagna abbia avuto altri premiti, pur dimostrando dal volume del ventre di avere altri piccoli in grembo, sarà bene contattare il veterinario che praticherà un taglio cesareo.
Se il parto si protrarrà a lungo potrete offrire alla partoriente un po’ di latte tiepido diluito con acqua e, secondo la taglia, con un cucchiaino o un cucchiaio di miele.
Quando il parto sarà terminato, potrete stendere sul pavimento della cassetta un tappetino: la cagna desidererà soltanto di essere lasciata tranquilla e in penombra. Sarà un bene per lei non ricevere continuamente visite di curiosi e che la accudisca solo la persona che l’ha assistita durante il travaglio.

 

Il parto difficile

 

Il parto è un atto naturale e solitamente senza complicazioni, ma è sempre bene considerare che si tratta di un momento estremamente delicato e non privo di potenziali difficoltà.
Quando subentrano dei problemi, il parto del cane viene definito distocico e non ne è esente alcuna razza, anche se c’è una maggiore predisposizione nelle razze brachicefale o nei cani di piccola taglia.
La distocia può essere causata da svariati fattori attribuibili sia alla madre, sia al cucciolo. Nel primo caso le cause sono attribuibili a difetti di espulsione dei cuccioli oppure a ostruzioni del canale del parto. Ulteriori distocie provocate da problemi ostruttivi possono essere legate all’insufficiente dilatazione oppure alla strettezza del bacino o a malformazioni congenite o acquisite del canale del parto.
Il principale problema dei difetti espulsivi è l’atonia uterina, che si distingue in primaria e secondaria: è primaria quando non c’è stimolo sufficiente a dare origine al travaglio. L’atonia secondaria si manifesta quando c’è un esaurimento del miometrio a causa dell’ostruzione del canale del parto.
Quando la distocia è attribuibile al cucciolo è perché esso può trovarsi in una posizione scorretta, è troppo grande oppure è morto e quindi non stimola il parto.
Nel caso si evidenziassero anomalie o problemi è fondamentale contattare tempestivamente il veterinario: una diagnosi precoce di parto distocico dovuto ad atonia uterina e una terapia farmacologica tempestiva aumentano le probabilità di sopravvivenza dei cuccioli.
I segnali che devono mettere in allarme sono diversi a partire da quelli evidenti quali:
  • la presenza di un feto incastrato nel canale di parto,
  • la presenza di scolo vulvare verdastro senza la nascita di cuccioli,
  • l’assenza di travaglio da più di 2 ore o un travaglio debole che perdura da oltre 3-4 ore
  • un travaglio forte e persistente, ma non produttivo per oltre mezz’ora,
  • la diminuzione della temperatura rettale seguita al suo ritorno alla normalità senza segni di travaglio
  • l’espulsione di fluidi fetali 2-3 ore prima senza notevoli segni di travaglio.

 

Dopo il parto del cane

 

Nel periodo che segue il parto della cagna (detto puerperio) è necessario arricchire il pasto con un mix di calcio, fosforo, vitamine e sali minerali reperibile in commercio, somministrandolo nelle dosi consigliate.
Trascorsa una settimana sarà anche necessario aumentare la razione alimentare sia per quanto riguarda la frequenza sia per quanto riguarda la quantità. Basti pensare, per esempio, che un cane di taglia media (di circa 20 kg di peso) con sei cuccioli arriva a produrre fino a 40 litri di latte. L’assunzione energetica, dunque, cresce notevolmente fino a raggiungere il culmine verso la terza settimana dopo il parto con il picco della curva di lattazione.
Se la cagna non volesse mangiare, se la temperatura corporea superasse i 39 °C e se perdesse liquidi verdastri e di odore nauseabondo dalla vulva si deve sospettare fortemente una patologia in corso, probabilmente una sepsi puerperale.

 

L’allattamento artificiale dei cuccioli di cane

 

Nel caso in cui alla madre manchi il latte o ne sia carente, l’unica alternativa per l’alimentazione dei cuccioli è rappresentata dall’allattamento artificiale: il latte per cani in polvere si trova facilmente in commercio.
Nel caso si volesse realizzare in casa un latte alternativo si può procedere miscelando in pari quantità latte vaccino con panna a basso tenore lipidico (poco superiore al 10%) e aggiungendo un tuorlo d’uovo. Si tenga comunque conto, in linea di massima, che dovranno essere somministrati circa otto pasti al giorno che andranno progressivamente diminuiti. I cuccioli, una volta superate le quattro settimane di vita, passeranno a tre razioni di cibo al giorno cominciando anche a poter assumere uno specifico cibo solido.

 

L’allattamento dei cagnolini

 

L’allattamento naturale è sempre garantito dalla cagna. Nei primi giorni dopo il parto, la madre non abbandona mai la prole, curandola con amore secondo i più meticolosi dettami. Per quanto riguarda i cuccioli, essi passeranno nel giro delle prime 36 ore da una alimentazione a base di colostro (un liquido secreto dalla madre e costituito da proteine e lipidi in misura maggiore a quella del latte materno) a quella a base di latte materno.
Occorre sempre sorvegliare che i cuccioli ricevano latte a sufficienza: infatti c’è il rischio che a pochi giorni d’età possano morire in breve tempo per denutrizione. Inoltre è bene fare in modo che i meno intraprendenti non rimangano privi di latte: fin dalle prime poppate è possibile osservare se ci sono cuccioli meno fortunati che è necessario avvicinare alle mammelle in modo che si abbia un’equa distribuzione di alimento.
Condizione indispensabile affinché la cagna possa allattare un maggior numero di cuccioli è che sia in forza e ben nutrita.

I problemi legati all’allattamento dei cuccioli

Anche durante l’allattamento si possono verificare problemi sia per la madre sia per i cuccioli. La madre può soffrire di agalassia, ossia di assenza di latte dopo il parto. Accade con maggiore frequenza alle cagne primipare ed è causata da squilibri neuroendocrini derivanti da problemi nutrizionali, ma anche da stress indotto da paura o da dolore. Inoltre può essere correlata a una mastite, ovvero una infiammazione a carico della ghiandola mammaria che può essere originata principalmente da stafilococchi e, se non prontamente curata, può portare alla gangrena della mammella.
Altra patologia che può subentrare nel periodo dell’allattamento è l’eclampsia, denominata anche tetania ipocalcemica, provocata da un rapido e improvviso calo del livello del calcio nel sangue dovuto all’enorme quantità di questo minerale ceduta nel latte necessario a sfamare i cuccioli.
La madre può poi trasferire ai cuccioli virus, batteri e parassiti (come vermi o acari), tra le infezioni di varia natura sono particolarmente pericolose quelle sostenute da herpes virus.

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Si ringrazia per i contenuti Giunti Editore - De Vecchi

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