Disturbi del comportamento

02/12/2014
Disturbi del comportamento

I disturbi del comportamento del cane

Per problema comportamentale del cane si definisce un atteggiamento o una serie di atteggiamenti manifestati dal cane che non rientrano nella normale serie delle reazioni a situazioni o a stimoli esterni. Le anomalie comportamentali sono svariate, di complessa origine e risolvibili in maniera più o meno complessa.
 
La maggior parte delle azioni di un animale hanno come finalità la sopravvivenza: esso reagisce agli stimoli che gli arrivano dall’esterno e si comporta di conseguenza.
Il cane, in particolare, attua questi meccanismi eseguendo azioni riflesse, immediate e mediate, e mantenendo un costante stato di allerta.
Un cane ben educato, che vive un rapporto equilibrato con persone e animali e che non ha subito traumi da piccolo, non creerà alcun problema né al proprietario né ai familiari né ad altre persone o ai suoi simili. I problemi comportamentali spesso nascono per la mancanza di una corretta socializzazione e di un’adeguata educazione o da esperienze particolarmente negative vissute da cucciolo.
 

I bisogni fondamentali del cane

Il cane è un animale sociale: ha bisogno di stabilire relazioni in primis con i suoi consanguinei, ma anche con l’uomo, con i suoi simili e con altri animali. Un cane a cui viene fatto mancare ogni tipo di rapporto, magari troncando precocemente il legame con la madre e i suoi fratellini, oppure mediante l’isolamento, svilupperà problemi comportamentali che potranno sfociare in aggressività, depressione e in altre manifestazioni anomale.
 
L’agonismo è un fattore fondamentale nel comportamento del cane, che nasce come predatore e come tale combatte (agonismo significa proprio “lotta”) per vivere, per cibarsi, per riprodursi, per difendere la sua incolumità e il suo territorio oltre che quello del suo padrone. Se però questo suo comportamento agonistico sfocia in un’elevata aggressività, in reazioni mordaci, in eccessive manifestazioni di paura o, al contrario, in una forte apatia ci si trova di fronte a un cane con problemi comportamentali di aggressività o con fobie.
 
Il cane, poi, come tutti gli animali domestici tende a esplorare e a familiarizzare con il territorio circostante. Se il nostro amico a 4 zampe viene limitato pesantemente in questo senso manifesterà tipici sintomi della depressione (atonia, apatia ecc.). Inoltre il cane ha assoluto bisogno di muoversi. Attraverso movimenti corporei esso esprime il suo comportamento, mediante il movimento esso riesce a mantenere relazioni appaganti con l’ambiente che lo circonda. Se al cane viene fatta mancare in modo consistente la possibilità di muoversi svilupperà anomalie comportamentali.
 

I principali problemi del comportamento del cane: aggressività

I cani sono predatori e, come tali, hanno regole legate per lo più alla sopravvivenza. Sono da sempre abituati a lottare e la lotta prevede azioni che comprendono il ringhio o il morso. Questi due atteggiamenti, di per sé naturali, però non sono accettabili quando il cane li esprime nei confronti del padrone, delle persone più o meno vicine a lui, o dei suoi simili.
 
L’aggressività del cane è il problema più sentito in quanto può ledere l’incolumità delle persone oltre che di altri cani e animali. Le cause dell’aggressività sono complesse, ma in genere il cane esprime aggressività per stabilire dominanza, per paura, per un’iperprotezione del proprio territorio o del padrone e della sua famiglia, oppure manifestare un’aggressività reindirizzata oppure predatoria.
  • L’aggressività da dominanza è originata da una non corretta educazione del cane, che non è portato a cogliere nel proprio padrone il capo e quindi a sostituirsi a lui nella leadership.
  • L’aggressività per paura si manifesta con un’eccessiva reazione da parte del cane al contatto con persone o animali sconosciuti oppure perché associa persone – anche il proprio padrone – o animali a una esperienza spiacevole. Il primo caso si ha con cani che non hanno ricevuto un’adeguata educazione alla socializzazione da cuccioli e particolarmente nel periodo cosiddetto di socializzazione. Il secondo caso è spesso determinato da esperienze negative o da un rapporto sbagliato con il padrone, che adotta atteggiamenti o provvedimenti traumatici nel rimproverare il proprio cane.
  • L’aggressività iperprotettiva del territorio o del padrone e della sua famiglia viene indirizzata contro persone o animali che possono invadere lo spazio e minare l’incolumità di chi gli sta a cuore. Se un atteggiamento protettivo è naturale, l’eccesso nasce dall’interpretazione scorretta del cane riguardo al suo ruolo e a una “autoproclama” a capobranco. L’aggressività predatoria si manifesta contro “prede” più piccole (gatti, uccelli, bambini…) o contro soggetti in movimento (l’esempio più rappresentativo è quello del postino inseguito dal cane).
  • L’aggressività reindirizzata avviene insieme a un’altra manifestazione di aggressività: per esempio, quando due cani si stanno preparando alla lotta e il padrone di uno dei due interviene per sedare la lite, problema che generalmente insorge quando non è stato instaurato un corretto rapporto con il cane, che si considera il capo branco. In ogni caso sarà meglio contattare il veterinario che potrà, a seconda della gravità e della reiterazione delle manifestazioni, raccomandare una visita presso un terapista comportamentalista. Sarà quest’ultimo a decidere per un’opportuna rieducazione del cane. Un rimedio estremo, ma funzionale, è anche la castrazione. È infatti statisticamente provato che i maschi non sterilizzati sono responsabili della stragrande maggioranza (circa l’80%) degli episodi di aggressività.


Cani aggressivi: cosa dice la legge

Ogni proprietario risponde in prima persona degli eventuali danni o lesioni da provocati dal cane (Ordinanza Martini, dispositivo di legge a firma del sottosegretario alla Salute Francesca Martini). Entra così in gioco la responsabilità civile e penale dei proprietari come pure l’obbligo di guinzaglio e museruola per i cani che frequentano luoghi pubblici, ma che purtroppo non è stata ancora ben recepita da molti possessori di animali.
L’aggressività è considerata come una situazione da scongiurare in ogni modo, a partire dal divieto di selezioni spinte a favorire la nascita di cani aggressivi fino a qualsiasi comportamento che esalti questa predisposizione.
I servizi veterinari avranno il compito di tenere un registro di tutti i cani con comprovati episodi aggressivi e mordaci e di attivare un percorso mirato all’accertamento delle condizioni psicofisiche dell’animale e della corretta gestione da parte del proprietario. L’ordinanza inoltre richiede l’obbligo di partecipazione a percorsi formativi per cani definiti impegnativi, selezionati sulla base di una decisione che parte dai Comuni di residenza dell’animale e delle segnalazioni fatte, appunto, dai veterinari che hanno in cura questi esemplari problematici. I veterinari dovranno ravvisare nel comportamento del cane un rischio potenzialmente elevato di aggressività e stabilire adeguate misure di prevenzione e la necessità di un intervento terapeutico comportamentale da parte di medici veterinari esperti in questo campo.
 

Paura, fobia e ansia nel cane

La paura è una sensazione naturale. I cani, soprattutto quando sono cuccioli, provano paura a stimoli, a persone, animali sconosciuti. Occorre però scoprire fin da subito la cause delle loro paure e porvi rimedio per evitare che la paura diventi fobia e il cane vada in panico in determinate situazioni.
L’approccio ideale è fare in modo che il cane si abitui alla situazione, all’oggetto, alla persona che gli induce paura. Per esempio, può essere utile abituare il cane che teme i rumori forti e improvvisi come possono essere lo scoppio di un petardo, il tuono o altro con un metodo utilizzato dai terapisti: l’ascolto da parte del cane di una registrazione dello scoppio a un volume progressivamente più alto, impegnandolo nel frattempo in un’attività piacevole e coinvolgente.
Una terapia farmacologica, da concordarsi col veterinario, può essere utile per tranquillizzare il cane. In ogni circostanza dove il cane prova fobie è quanto mai importante che senta e riconosca pienamente il ruolo dominante del padrone, cui affidarsi e da cui essere tranquillizzato.
 

Ansia da separazione nel cane

Si tratta di un problema che si verifica con una certa frequenza e che compare solitamente nel cucciolo tra l’ottava e la ventiquattresima settimana di vita anche se si parla effettivamente di ansia da separazione in esemplari che abbiano più di sei mesi di vita.
Il cane è un animale sociale e per questo sopporta malvolentieri la separazione dal proprietario e dai suoi familiari. Se questa sua mal disposizione, di per sé del tutto naturale, si trasforma in una manifestazione eccessiva allora si può pensare a un cane soggetto ad ansia da separazione.
Il cane che manifesta questo disturbo reagisce alla separazione dal padrone abbaiando o ululando con una certa insistenza, urinando e defecando un po’ dovunque, distruggendo qualsiasi oggetto che gli capiti a tiro. Non solo attua un comportamento anormale, ma anche inverso a quanto fanno normalmente i suoi simili.
Infatti i cani di solito non hanno dimostrazioni in particolar modo accentuate quando il proprietario se ne va (anche se percepiscono la sua prossima partenza) mentre salutano con un certo trasporto il suo ritorno, abbaiando e scodinzolando. Il cane ansioso associa eccessive manifestazioni alla partenza e, soprattutto, dopo l’assenza del padrone, segue un comportamento “freddo” al suo ritorno.
L’ansia da separazione è originata da un rapporto sbagliato che si è creato tra cane e padrone: su questo occorrerà lavorare per porre rimedio al problema, che si risolve con un certo impegno da parte del proprietario e con un po’ di pazienza. Tuttavia è possibile associare una terapia farmacologica da attuare dietro prescrizione veterinaria.
 

Cane dominante: le regole d’oro per evitarlo

  • Impartire comandi al cane solo se si possono fare sempre rispettare.
  • Esprimere risolutezza manifestando nello stesso tempo calma e fermezza.
  • Abituare il cane a mangiare dopo il proprio padrone e i suoi familiari.
  • Non farlo dormire in camera da letto, ma in uno spazio apposito.
  • Non farlo salire sul divano.
  • Fare in modo che accetti di essere manipolato, specie per pratiche igienico-sanitarie.
  • Non fargli prendere mai l’iniziativa durante il gioco.
  • Evitare giochi che possano scatenare episodi di aggressività.
  • Non lasciarlo tirare al guinzaglio, farlo camminare dietro o al massimo al proprio fianco.
  • Evitare che urini spesso per demarcare il territorio e che annusi costantemente l’urina di altri cani.
  • Evitare contatti prolungati con altri cani. Entrare per primi in casa propria, in un negozio o in un ambiente nuovo per il cane.
  • Evitare se possibile gli ambienti affollati e, nel caso, porlo in condizioni di sicurezza.
  • Svoltare in angoli ciechi prima del cane.
  • Distrarlo o allontanarlo da persone o cani che ha puntato.
  • Prestargli attenzione “solo” quando è calmo e mai quando è agitato (occorre evitare di rinforzare il suo stato di agitazione).
 

La depressione nel cane

Nel cane la depressione si manifesta con una diminuita recettività agli stimoli, appare apatico, inappetente, con seri problemi di sonno. Nel cane, la depressione può sopraggiungere a seguito di un forte trauma, per la improvvisa mancanza del proprio padrone o della persona a lui più vicina o a seguito del cambio di proprietario. Può colpire a ogni età e ne sono soggetti sia maschi che femmine, anche se queste ultime sembrano maggiormente predisposte. Nel cucciolo può sopravvenire a seguito del rifiuto della madre oppure a un distacco traumatico e prematuro da essa, per esempio originato dalla sua morte, senza che nessuno la sostituisca nel ruolo.
La depressione da distacco costituisce una delle patologie comportamentali più serie. La mancanza di adeguati stimoli può essere un’ulteriore causa come pure cambiamenti significativi delle sue abitudini o dei suoi spazi a seguito, per esempio, di un trasloco.
Nei cani anziani l’insorgere della depressione può essere dovuto, proprio come nell’uomo, al fatto di sentirsi non più utile; anche l’entrata di un cucciolo in famiglia può destabilizzare, ai suoi occhi, i suoi riferimenti affettivi.
La depressione può anche originarsi per cause patologiche quali l’insorgenza di tumori o per problemi di ipotiroidismo. Alcuni rimedi in grado di risolvere il problema sono stargli accanto il più possibile, riservargli maggiori attenzioni e affetto, destinargli spazi e fornirgli nuovi stimoli. Nel caso però non vi fossero cambiamenti apprezzabili nel comportamento del cane sarà bene portarlo dal veterinario per evitare che la depressione diventi cronica.
 

Disturbi nel comportamento eliminatorio del cane

Il cane comunica anche attraverso l’espletamento dei suoi bisogni corporali; un esempio è la demarcazione del territorio mediante l’urina. In diversi casi, però, il comportamento eliminatorio va corretto a partire dai cuccioli fino ad arrivare agli esemplari adulti, che in assenza del padrone sporcano dappertutto (ulteriore sintomo di ansia da separazione).
La paura e uno stato di stress conseguente a un’invasione del proprio spazio individuale possono portare il cane a defecare o a urinare come risposta riflessa.
Anche nei cani anziani è possibile registrare un problema eliminatorio: in questo caso però è molto probabile che il soggetto sia affetto da sindrome da disfunzione cognitiva del cane non più giovane. In una particolare forma depressiva – nota come enuresi ed encopresi del cane anziano – si registrano quali sintomi la minzione e la defecazione un po’ ovunque nella casa.
Tra le cause di origine patologica dei disturbi eliminatori vi possono essere lesioni encefaliche dovute a edemi o a tumori, disturbi urinari o talvolta il diabete. Trattandosi di problemi di così varia natura, si dovrà agire specificamente o con terapie mediche o comportamentali. Ancora una volta è importante rivolgersi al proprio veterinario.
 

Disturbi nel comportamento sessuale del cane

Nel cane sono rare le anomalie comportamentali in ambito sessuale. Innanzitutto sono da escludere come anomalie le manifestazioni quali l’autoerotismo o le monte tra cani dello stesso sesso: nel primo caso sono patologiche solo se la masturbazione è effettuata come esclusiva azione sessuale; nel caso dei comportamenti “omosessuali” in realtà sono manifestazioni di dominanza tesi a rinsaldare la gerarchia sociale. C’è anche il caso della monta effettuata su persone o su oggetti, che è un ulteriore atteggiamento di dominanza. In questo caso è sufficiente educare il cane fin dalla tenera età a evitare questi atteggiamenti.
 
Compresi nella sfera sessuale sono anche tutte le modificazioni comportamentali che insorgono nel cane maschio con l’entrata nella pubertà. Gli animali cominciano a marcare insistentemente il territorio, accentuano l’aggressività verso i simili e verso i proprietari, verso i quali si segnala spesso anche la disobbedienza più o meno marcata, tentano di montare persone o oggetti. Se questi atteggiamenti dovessero essere particolarmente marcati una soluzione possibile è, anche in questo caso, la castrazione; in alternativa (o in associazione) può essere considerata l’adozione di una terapia comportamentale. I veri disturbi della sfera sessuale sono legati principalmente a un’alterazione dell’imprinting, ossia alla comprensione delle caratteristiche e comportamento tipici dei propri simili a partire dalla madre e dai propri simili. Risulta quindi fondamentale garantire al cucciolo il vincolo materno e con i suoi simili, non togliendolo dal proprio gruppo fino al compimento dei due mesi di età.
 

Anomalie nel comportamento del cane anziano

L’aumento sensibile della vita media dei cani caratterizzato dal miglioramento delle qualità di vita ha anche comportato l’aumento sensibile di animali affetti da anomalie comportamentali nei cani d’età superiore ai 7 anni. Con l’invecchiamento, infatti, avvengono importanti modificazioni che vanno a interessare anche il comportamento del cane, come cambiamenti nel suo umore e nei suoi atteggiamenti in quanto con l’età avanzata subentrano alterazioni cognitive ed emozionali. In questo senso a essere interessato è il sistema nervoso centrale del cane, particolarmente sensibile all’invecchiamento in quanto neuroni e cellule nervose faticano a “tenere il passo”, non essendoci un adeguato ricambio né sufficienti capacità di riparazione.
Le patologie maggiormente riscontrate sono la sindrome involutiva del cane anziano, i cui sintomi sono disorientamento spaziale, alterazioni del ritmo sonno/veglia o disturbi di eliminazione fecale e urinaria. Quest’ultimo sintomo compare anche nella depressione involutiva, che si manifesta anche con modificazioni delle abitudini del cane, nella mancata risposta ai comandi imparati e in frequenti vocalizzi, a qualsiasi ora del giorno o della notte senza alcuna ragione apparente.
Nel cane anziano possono anche subentrare i tipici sintomi dell’ansia da separazione oppure comportamenti stereotipati, compulsivi o iperaggressivi mai manifestatisi in precedenza. In tutti i casi è meglio contattare il veterinario, che potrà rilevare l’effettiva causa, compresa l’insorgenza di eventuali patologie quali tumori o diabete, e approntare la terapia più adeguata. Una diagnosi tempestiva può essere cruciale nella risoluzione del problema, specie nel caso di disturbi quali la sindrome confusionale o la depressione. Queste due patologie sono analoghe a patologie umane quali il morbo d’Alezheimer o la demenza senile ec ome queste non possono regredire, ma possono essere rallentate con una terapia farmacologica adeguata.
 

La medicina del comportamento del cane

I disturbi comportamentali, come si è visto, nascono da differenti fattori e, per risolverli, ci si basa sulla rieducazione. Il veterinario ha un ruolo importante in quanto è in grado di stabilire quale sia l’origine del problema e sarà lui a consigliare, eventualmente, uno specialista in medicina del comportamento, che si propone proprio di diagnosticare e curare il cane affetto da patologie specifiche.
La visita di un veterinario comportamentalista è basata sull’osservazione del cane e del suo comportamento in studio, oltre che sulla raccolta di informazioni utili a comporre il quadro caratteriale del soggetto. Segue poi la diagnosi e la prognosi e la prescrizione della terapia, che può prevedere l’uso di farmaci, associati a esercizi di rieducazione specifici.

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Si ringrazia per i contenuti Giunti Editore - De Vecchi

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